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La cittadina di Predappio ha una storia relativamente recente: a causa di una frana che mise a rischio l’abitato antico, arroccato sulle colline forlivesi, si decise la sua ricostruzione in una zona più sicura a valle. L’occasione congiungeva non solo la messa in sicurezza della popolazione, ma anche la possibilità di nobilitare la zona in cui sorgeva la località a fondovalle – Dovia -, dove era nato Mussolini.
Il piano di ricostruzione approvato nel 1925 prevedeva un rettifilo tangente alle anse del torrente Rabbi, in cui i baricentri principali dovevano essere la casa natale del Duce e Palazzo Varano, un edificio in cui aveva abitato Mussolini da adolescente e dove la madre aveva insegnato per anni come maestra elementare.
Nel 1926, l’architetto Florestano Di Fausto venne incaricato di ridisegnare la borgata, coi vincoli di non snaturarne il carattere rurale e di esaltarne al tempo stesso il ruolo simbolico. Di Fausto decise per questo di utilizzare uno stile eclettico, salvaguardando la tradizione grazie all’uso di materiale locale come il cotto. Nella progettazione complessiva, non mancano interventi diretti di Mussolini che nel maggio del 1926 si recò sul cantiere per controllare la progettazione, sulla quale espresse pareri e diede indicazioni precise.
Dopo aver visitato la propria casa natale, restaurata, ma senza sostanziali interventi di modifica, Mussolini volle vedere il cantiere di Palazzo Varano, anch’esso in restauro per avviarsi alla sua nuova funzione di sede del Municipio.
In particolare, il Duce volle ampliamenti e migliorie nella realizzazione delle nuove scuole, che dovevano avere aule ampie e servizi igienici adeguati. Di Fausto portò a compimento la realizzazione dell’Asilo e oratorio Santa Rosa e quella della Scuola elementare, tenendo conto delle richieste.
Fra gli edifici progettati dall’architetto è anche Casa Baecker, adibita all’uso di abitazione economica per sei nuclei familiari, la cui facciata – ingentilita dalle curve a sesto aperto delle finestre – alterna i balconi del primo piano alle entrate del pianoterra, creando un effetto di contenuto dinamismo.
Appena fuori dal centro, Di Fausto costruì il macello e il Foro Boario, collegato tramite l’arteria principale del paese al Mercato dei viveri, un’esedra semicircolare con portici impostata su 12 arcate, posta ai piedi dello sperone su sui sorge la casa natale del Duce. Anche in questa costruzione il materiale preferito è il laterizio, che semplifica l’effetto dell’insieme. Una scalinata imponente – che congiungeva il mercato alla casa natale di Mussolini, superando il dislivello – fu fatta togliere per volontà del Duce, riducendo così la monumentalità dell’insieme.
Scendendo verso la piazza, su entrambi i lati della strada principale sorgono due complessi di Case economiche, eseguite da Di Fausto fra il 1926 e il ’27, che chiariscono l’intento eclettico del progettista nelle forme a piano rialzato e aggettante, che ricorda le soluzioni delle case medievali.
Poco oltre è l’Edificio Postelegrafonico, una struttura progettata a due piani, che conteneva gli uffici a pianoterra e l’alloggio dell’impiegato al primo piano. Come in altre esecuzioni, Di Fausto creò una serie di piccoli scarti in altezza e sulla superficie della facciata, su cui è aggiunto un portico a due arcate entro il quale è una scalinata di ingresso. Alcuni bassorilievi dello scultore Ulderigo Conti nobiltano la facciata, in equilibrio fra sobrietà ed effetto monumentale.
Sulla parte opposta, sorge l’imponente Albergo Appennino di proprietà I.N.A., affidato nel 1937 ad Arnaldo Fuzzi, lo stesso architetto che eseguì la Casa del Fascio e dell’Ospitalità. Nonostante le dimensioni, l’Albergo dimostra una forte semplicità formale, mantenendo vivo un dialogo con il linguaggio modernista dell’epoca.
La Casa del Fascio, inaugurata nello stesso anno, presenta invece uno spirito molto più monumentale, dovendo incarnare il simbolo del regime. Il corpo curvilineo che si sviluppa su due strade ad angolo è caratterizzato dal forte contrasto fra l’uso del mattone rosso e del travertino bianco, e dalla presenza della torre littoria, una citazione delle torri medievali.
Sul lato opposto dell’asse viario principale, si impone alla vista la Caserma dei Carabinieri, una delle prime costruzioni che furono edificate nella nuova Predappio, in risposta all’idea di ordine e sicurezza.
Della prima progettazione di Di Fausto rimane ben poco: l’edificio a due piani era stato decorato nella parte inferiore da un bugnato massiccio, ripreso dagli edifici del ‘500, che accentuava l’idea di stabilità, conservando un legame con l’ambientazione rurale. Nel 1937 si decise un intervento – condotto da Arnaldo Fuzzi – che stravolse completamente l’edificio, ampliato da due corpi longitudinali che creano una piccola corte interna.
In facciata vennero aggiunti due corpi cilindrici ai lati e la pietra fu sostituita da mattoni rossi e travertino bianco. Un porticato fra i due corpi curvilinei laterali tende ad accentuare la versione monumentalista dell’architettura tipica degli anni ’30.
Palazzo Varano è il secondo baricentro del paese, simbolo della presenza del Duce. Prima dell’intervento dell’architetto Di Fausto, l’edificio si presentava come un semplice parallelepipedo a due piani, costruito in pietra locale.
Dopo i restauri del 1926, vennero riordinate le finestre, aggiunte le cornici e una torretta in posizione centrale su cui è l’orologio. L’effetto più monumentale dell’insieme è accentuato dalla posizione di un balcone sul corpo mediano della torre, la cui funzione di arengo pubblico è sottolineata dalla presenza di decorazioni a stucco.
La porzione sopraelevata del palazzo, che domina la piazza centrale del paese, è antistante a due edifici, il primo dei quali è la Casa dei Sanitari, innalzata da Di Fausto dal 1929.
Scartata la prima ipotesi di utilizzare l’area per un edificio a scopo ricreativo, si decise di innalzare un presidio sanitario che doveva contenere un ambulatorio, la farmacia, le stanze del personale medico, paramedico e delle suore, gli uffici amministrativi e alcune abitazioni. In realtà, si tratta di tre edifici diversi, di cui solo l’elemento centrale è visibile dalla piazza.
La facciata, movimentata da un leggero scarto in aggetto e divisa in tre parti, è costruita in mattoni a vista, contornati da corniciature bicrome e dai marcapiani. L’insieme mantiene un effetto di semplice monumentalità, dialogo con la tradizione, ma si discosta anche da essa grazie al movimento impresso dagli elementi.
Sulla stessa piazza si erge la Chiesa di S. Antonio, fatta eseguire su mandato di Mussolini all’architetto Cesare Bazzani fra il 1932-1938. L’edificio presenta una facciata classicheggiante, che pur nella semplice armoniosità non perde il carattere monumentale, accentuato dall’arco trionfale in facciata e dalla scelta del marmo bianco come materiale di costruzione.
Assecondando la tradizione italiana, il portale presenta bassorilievi in bronzo scolpiti da Publio Morbiducci.